Bambini: l'inquinamento è il peggior nemico

Bambini: l'inquinamento è il peggior nemico

Centri di ricerca in tutto il mondo stanno cercando di mettere in evidenza quali sono gli effetti dell'inquinamento sui più piccoli. I risultati non sono entusiasmanti. Secondo gli studi tutti i bambini avvertono problemi correlati all'inquinamento e ne viene seriamente compromessa la crescita.

I bambini soffrono molto più degli adulti i problemi legati all'inquinamento. A dirlo sono i ricercatori dell'Università spagnola di Granada. Tra i rischi correlati ai danni fetali dei bambini rientrano anche l'aumento di peso e l'altezza dei neonati. I responsabili di questo danno sono gli xenoestrogeni, cioè molecole inquinanti che interferiscono con processi biologici all'interno della placenta.

Il team guidato da Maria Remedios Prada Marcos lo ha verificato studiando la presenza delle molecole in un campione di donne di Madrid e della stessa Granada. I risultati attestano che quando la donna ha un'età più avanzata e la massa corporea è più bassa rispetto all'indice di peso del bambino.

Un secondo studio invece attesta un importante e sconcertante risultato. I danni dell'inquinamento non si fermano allo stadio embrionale o fetale, ma proseguono per tutta la crescita del bambino. I ricercatori guidati da W. James Gauderman, della University of Southern California, in un articolo pubblicato su The New England Journal of Medicine affermano che in presenza di queste molecole, il rischio di avere un deficit polmonare entro i 18 anni di età cresce inevitabilmente. In questi bambini una volta superata l'età della crescita non si avrà mai un funzionamento a pieno regime degli organi deputati alla respirazione. Lo studio si è avvalso dell'osservazione di 1.759 bambini residenti in 12 sobborghi di Los Angeles durata ben 8 anni. Ad essere monitorati sono stati soprattutto i polmoni. I bambini che hanno vissuto in zone inquinate hanno un rischio 5 volte maggiore di contrarre problemi ai polmoni. La funzione polmonare si riduce drasticamente fino all'80%.

I ragazzi presi in esame sono vissuti in un ambiente inquinato da diossido d'azoto, vapore acido, polveri sottili e o i danni ambientali provocati dal traffico automobilistico. A ciò va associato anche il problema di quelle zone spesso costiere interessate dagli impianti di raffinazione dei combustibili fossili che provocano danni immediati non solo ai polmoni ma all'intero sistema nervoso centrale. Parliamo dunque di raffinerie petrolifere che provocano danni da idrogeno solforato che causa tumore e perdite consistenti di memoria.

Per i ricercatori queste molecole inquinanti causano una prima infiammazione che sarà poi la causa del danno polmonare vero e proprio.